Make up, Reviews, Moda, Eventi

giovedì 29 settembre 2016

Milano Moda, abiti e stilisti per la P/E 2017

Si è conclusa la settimana della Moda milanese.
Grande show di Dolce e Gabbana.

l'Italia dei selfie di Dolce & Gabbana

Qui alcuni dei capi visti in passerella




Dolce e Gabbana 



Hanno riempito la passerella milanese di  gioia e colore con il loro "Tropico italiano".
Come tradizione, hanno dedicato la loro collezione per la prossima estate al Sud e ai suoi simboli. Secondo gli stilisti, "Il Tropico italiano non esiste, ma se lo si dovesse ipotizzare andrebbe da Napoli alla Sicilia". La loro collezione è ricca di simboli del quotidiano: il cibo, la religione, i colori, i fiori, la pizza e il mandolino, la famiglia, i gelati". E ribattono a chi li accusa di generalismo e stereotipizzazione del made in Italy: "Quando dici Italia la gente pensa a quella roba lì, sembrano parole consumate ma - fanno notare - non sono ovvie, questo stile di vita è puro e genuino, questo senso della famiglia che da noi ci sono ancora, non sono scontati a livello internazionale".
In passerella abbiamo visto sfilare un abito di seta con gli spaghetti o i gelati, una gonna con i mandolini, una T-shirt con i santi e la Madonna, un cerchietto con la frutta ed un tacco che si accende come una luminaria. Anche i grandi classici D&G sono stati aggiornati: il tailleur di pizzo viene portato con le sneakers, l'abito bustier indossato con le ciabatte da hotel ricamate, e la T-shirt ironica gioca con le varie imitazioni del marchio, ricordando i falsi più divertenti come D&G che diventa Docce & Gabinetti. Il tutto con una tarantella-break dance sullo sfondo.. e tanti selfie!


Giorgio Armani 


Armani ha portato in scena uno charme fatto di piccole trasgressioni chiamato "Charmani". Ne sono l'esempio uno stivaletto a listini, una borsetta con le frange, un pantaloncino corto e velato, un foulard portato a turbante.Colori dominanti, il blu e il viola. Armani sa ciò che vuole, e lo sa interpretare rinnovando se stesso pur restando fedele al rigore che lo ha sempre contraddistinto: "C'è un sapore etnico nella collezione, ma non è quello del deserto, bensì quello della città. La mia donna non è una Mata Hari - precisa -, ma una donna giovane che osa combinare i capi in maniera particolare. E' molto difficile uscire dai propri binari, ma io ho il diritto e pure il dovere di scontentare qualcuno, di aggiornare il mio modo di vedere la moda e la donna. Tutti hanno voglia di cose nuove - riflette Armani - poi l'importante è che non se ne vendano cinque, sennò gli spazi dei negozi si restringono. In questo 2016 di sorprese ne abbiamo avute tutti, con riduzioni di vendite dal 10 al 20% e la grande esplosione cinese". Il tocco femminile più attuale in casa Armani è quello dei pantaloni morbidi come un pigiama con gli stivaletti a striscioline di cuoio, del cappotto a scialle, della blusa trasparente, dell'abitino con le maniche a sbuffo e degli shorts ricamati, perché "la moda ora permette alla donna di cambiare con pochi tocchi".


Moschino 


Sono le bambole di carta le protagoniste che hanno ispirato Jeremy Scott per la nuova collezione Primavera/Estate. E sempre le bambole, nel senso di pillole, sono al centro della capsule collection che va subito in vendita. Giocata sul trompe l'oeil, la sfilata si apre con un lungo abito aderente con spalline sottili, che sul fondo imita il piedistallo pieghevole delle paper dolls, mentre la parte frontale è illustrata come se la modella fosse in da'shabille', con indosso solo culottes nere e reggiseno. Un trench apparentemente indossato a metà e stretto da una mano non è proprio ciò che sembra, mentre è un abito stampato quella che sembra una mantella color pastello stampata con pittura floreale e rigonfia sulle spalle. Anche la capsule di borse, zaini e abiti è rivestita di pillole e bugiardini, accompagnata da clutch a forma di blister per medicine


Ferragamo



La prima collezione femminile di Salvatore Ferragamo disegnata dal nuovo Design Director Fulvio Rigoni è un tributo all'eredità della maison fiorentina, sperimentando nuovi materiali, giocando con dettagli, stampe e ricami. La sfida dello stilista sarà quella di rendere contemporaneo il passato, per sua stessa ammissione. In passerella vanno per la maggiore gonne a vita alta che si aprono a corolla e camicie in cotone maschile che hanno una serie di fori che ricordano in tecno Sangallo, Gli abiti sono caratterizzati da una stampa floreale fatta a mano su cotone tecnico, per un effetto tridimensionale. La sperimentazione è nei materiali: le fibre nobili sono mescolate ad altre prese in prestito dallo sport, come il caucciù stampato pitone che reca finiture in prezioso coccodrillo. Anche gli accessori sono similari: la borsa Sofia è realizzata in coccodrillo cerato o traforata in tecno Sangallo su pitone. Non dimentichiamo l'alta tradizione delle calzature per casa Ferragamo: la sperimentazione continua con le nuove versioni delle zeppe sul fondo Rainbow, modello storico creato nel 1938 per Judy Garland, oggi reinterpretato in versione tecnica e contemporanea.


Gallery

BLUGIRL

PRADA
VERSACE
RICHMOND

CAVALLI
TRUSSARDI



BOTTEGA VENETA
FERRETTI


BIAGIOTTI



SCOGNAMIGLIO


KRISTINA TI
MISSONI


PHILIPPE PLEIN

PUCCI

SCERVINO
FAY

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mercoledì 28 settembre 2016

Profumo al ragù e ai mattoni, nuove frontiere olfattive

Variazioni di Ragù - Maison Grabriella Chieffo


Durante l'ultima edizione di Pitti Fragranze è stato appena presentato il primo profumo di ragù (bollitura alla napoletana, di almeno otto ore).

La notizia fa effettivamente stupire: com'è possibile, tra la marea di scelte olfattive inebrianti e fruttate, agrumate, floreali e speziate, che al posto della rosa, del muschio bianco, del patchouli e dell'ambra possa prendere campo il profumo di una pietanza, anzi, di un condimento??


Eppure è ciò che va più in voga: le fragranze di ciò che "sa di buono", ovvero quegli odori evocativi che basta sentirli per caso nell'aria e ci si ritrova bambini nella cucina di casa ad impastare con la mamma, oppure accanto alla stufa la sera. Odori che ci riportano all'aroma di legno di abete, all'odore della tovaglia o delle lenzuola fresche di bucato....ad andare per la maggiore - così dicono, poi vedremo... - sembrano essere gli odori di casa, di tessuti classici, di luoghi familiari e di città amate.


Profumo di Cibo
Ragù - Maison Gabriella Chieffo
Gabriella Chieffo è la creatrice di questo profumo di sugo. Fa l'ingegnere ma ama riproporre gli odori della sua amata Napoli e, a quanto pare, è anche un'ottima cuoca. “La fragranza sprigiona un aroma di festa, è speziata quanto basta per ricordarmi i weekend nella casa di Napoli, che iniziavano con la preparazione del ragù classico che deve cuocere molto lentamente fino alla fine dei pranzi della domenica. La casa il pomeriggio prende aria ma sprigiona aromi speziati, di convivialità e festa" , ha spiegato la Chieffo che a Pitti ha presentato la sua nuova linea di fragranze artigianali, con flaconi progettati con tappi ingegnerizzati e stampati in 3 D.

Profumo di Stoffa
  

Vanno spruzzati sulla pelle, ma anche sugli abiti a cui si ispirano, rilanciando anche la vecchia abitudine del fazzoletto profumato nel taschino delle giacche da uomo, le nuove fragranze che si ispirano a cashmere, seta, velluto, tweed e perfino al latex, messe a punto da Palmiro Pèaquin ad Aosta. Il gentiluomo era il proprietario della storica profumeria nel corso di Courmayeur: “L’ho venduta nel 2008 ma avevo nostalgia per i profumi artigianali. Insieme ad Aurora Carrara, abbiamo deciso di produrli artigianalmente e l’idea di associarli agli abiti e ai tessuti più raffinati e puri nasce anche dal fatto che mia madre era sarta. La collezione è nata due anni fa, vendiamo benissimo in Russia, Polonia, Paesi Arabi, Ucraina ed Arabia, in Italia iniziamo ora”.

Profumo di Vernici e Mattoni


“Non ho abbandonato il mio lavoro di architetto del restauro, “ – spiega Carlos Huber, che da Città del Messico si è trasferito a New York. “Lavoravo per i restauri dei palazzi per farne flagship per Ralph Lauren e ho conosciuto dei Nasi molto esperti. Con loro parlavo a lungo dell’odore di mattoni, di intonaci e delle vernici del legno. Il restauro esalta e dà nuova vita al passato, così i profumi. La prima fragranza era un esperimento ideato prendendo spunto da un libro antico del ‘600 in cui era descritto l’incontro fra il re Sole e l’Infanta di Spagna. Nel testo venivano descritti nel dettaglio gli odori delle emozioni che ho voluto ricopiare. Le vendite da Barneys andarono così bene che ho allargato la linea”.

Profumo di Città

Anche Mariangela Rossi, giornalista professionista, ha scelto di entrare nel mondo della profumeria producendo candele profumate che emanano odori delle sue città più amate: Milano, Firenze e Portofino. “Sono tutte interamente fatte a mano, e hanno aromi molto concentrati per profumare la casa anche quando sono spente”, spiega Mariangela.



Secondo i dati presentati alla Stazione Leopolda per Pitti fragranze, sono 900 i profumieri certificati nel mondo.
In Europa, l'indotto dell’industria di profumeria ha raggiunto i 150 miliardi e il comparto, al contrario di tanti altri settori merceologici, non risente di alcuna crisi economica nel mondo. Non è però solo perché il settore può essere un buon investimento che molti giovani e professionisti affermati nei settori più disparati decidono di diventare "nasi" e profumieri artigianali. Il numero dei profumieri nel mondo sembra infatti destinato ad aumentare. 
Banco di prova è stata proprio Pitti Uomo, dove i nuovi "nasi" erano numerosi: un segno del crescente interesse per questa passione che, se ben indirizzata, può diventare un lavoro.








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martedì 27 settembre 2016

Milano Fashion Week, estetica mista... dello sbagliato

Marsina Dolce e Gabbana, FRange Gucci, Denim Gamba - photo: Elle 

Sempre più che in passato, la moda diventa lo specchio di ciò che si vede indossare per strada o su Instagram, dalle "it-girls" del momento (è tramontato il tempo delle top model) ai giovanissimi che popolano le strade delle città europee.
Non stupisce quindi che la Milano Fashion Week abbia consacrato la rivincita del tessuto tecnico e dell'abbigliamento sportivo sull'alta moda, e soprattutto dell'estetica dello sbagliato, del fuori posto, persino del brutto.
Se Nike è il brand di abbigliamento con il fatturato più alto del mondo, i marchi del lusso  si adeguano producendo sportswear anche in tessuti insoliti come la seta. 
Ecco quindi che trova risposta l'improvvisa comparsa sulle grucce degli store d'abbigliamento (da Oysho a Zara, da Calzedonia a Yamamay, per intenderci) di una miriade di tute, top, leggins ed abbigliamento tecnico con tanto di imbottiture, ginocchiere e paramenti vari, studiato per affrontare chissà quale impresa ginnica di alta competizione!!
(dove stiamo finendo? ndr...)


Cosa andrà la prossima P/E 2017?
  
Bra Les Copains, Poncho De Vincenzo, pantaloni parachute Fendi - photo: Elle
Zeppe con i lacci da trekking e corde come collane, camicie da uomo oversize con maniche extra long, bra che si rivelano sotto trasparenze, marsine iperdecorate, capi spalla dalle spalle arrotondate (omaggio a Krizia e agli anni '80), pantaloni parachutedenim stropicciato  mentre bomber e parka prenderanno il posto del cappottino e del soprabito, sia in nylon che in seta. Basta scegliere a seconda del momento - dice qualcuno che può permetterselo.
Resta il fatto che i capi tecnici si portano sia la mattina che la sera, impreziositi da applicazioni e ricami e si abbinano con un altro degli altri capi sportivi per eccellenza: la polo, che passa dai campi da tennis alle passerelle in versione basic, allungata come un abito, ricamata come un abito da sera, resa seducente da lacci e scolli.

Bottega Veneta 
Le donne che non vogliono rinunciare ad un tocco di femminilità la abbineranno alla longuette, che sembra la gonna più gettonata dell'estate 2017, le giovanissime potranno indossarla assieme  agli shorts, in semplice cotone o doppiata in garza per un effetto più elegante. Chi invece non ama mostrare le gambe le potrà vestire con un pantalone a vita alta con pinces, oppure optare per calzoni più aderenti come leggings, persino con la staffa. 

Da annoverare tra i capi che ritornano, segnaliamo non senza una certa sorpresa, il grembiule, in versione gonna o abito, minimale o iperdecorato, e lo chemisier, in maglia aderente o in preziosa seta. I due capi in effetti hanno spadroneggiato sulle passerelle milanesi, ed anche il caftano ha fatto spesso capolino: corto, lungo,  rivisitato oppure in versione più tradizionale, lo si è visto sfilare spesso magari accompagnato al poncho o alla mantella, altri capi dal mood decisamente folk che già hanno invaso le collezioni dello scorso autunno-inverno e possono aver stancato.

Plissè e Oversize Gucci, Plissé Marni - photo Elle

La voglia di evasione ispira anche i decori, con frange che punteggiano abiti e accessori, nappine che decorano scolli e calzature, ricami tribali e motivi etnici.

C'è anche un filone romantico, tutto rouches e balze, corpetti e pizzi, ricami e colori pastello, ma sempre sdrammatizzato da tocchi maschili o dettagli eccentrici.
Se l'oggi vive di contraddizioni, l'eleganza non è da meno: essere di tendenza è sposare l'estetica dello sbagliato, un vero e proprio specchio della realtà che ci circonda.

Oysho Fitness






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sabato 24 settembre 2016

Gastel, 40 anni di fotografia in mostra a Milano


Angeli caduti - 2005 © Giovanni Gastel

Amanti dell'arte e della fotografia, non lasciatevi scappare la mostra Ritratto che ieri ha a aperto i battenti nel Palazzo della Ragione a Milano.

Protagonista è il fotografo Giovanni Gastel, Presidente onorario dell'Associazione dei Fotografi professionisti italiani, di cui è in mostra un’ampia antologia del ricco percorso dai suoi esordi negli anni Settanta a oggi, che presenta la complessità della sua ricerca nell’ambito della moda, dell’informazione e della sperimentazione visiva.

La mostra - curata da Germano Celant - propone un ritratto di Gastel in cui si intrecciano sia le vicende professionali, biografiche e familiari e documenta il suo metodo di lavoro, basato sull’analisi e la proposta seriale del soggetto trattato. Una lettura inedita che contestualizza la sequenza di fotografie, prodotte per riviste e settimanali, quale proposta narrativa e poetica, composta da diversi capitoli.

Angeli caduti - 2005 © Giovanni Gastel
Un modo di scrivere per immagini che è il riflesso delle parole che appaiono nelle sue poesie e nella sua scrittura autobiografica. Il corpus espositivo comprende un intreccio tra materiali che riguardano la biografia, quanto documenti che testimoniano la classicità e la varietà della sperimentazione del fotografo artista.

Chopard 2002, © Giovanni Gastel
Con i suoi 40 anni di attività trascorsi all'insegna di moda e design. Gastel è nipote del regista cinematografico Luchino Visconti ed ha collaborato con una cinquantina di testate internazionali, vedendo la pubblicazione di più di centotrenta copertine. Ha anche realizzato più di cinquecento tra cataloghi e campagne pubblicitarie di design e di moda. Ispirandosi alla Pop Art ed all'opera fotografica di Irving Penn, Gastel si è addentrato nella sperimentazione fotografica ed alle tecniche digitali.
Solo un anno fa, il Fotografo aveva pubblicato il libro fotografico "Un eterno istante. La mia vita" per la casa editrice Electa e si è anche occupato della formazione e della promozione di giovani promesse nel mondo della fotografia, un segno della generosità e della voglia di condividere i suoi insegnamenti.

In the mood for art (2013) © Giovanni Gastel

La mostra, aperta dal 23 Settembre al 13 Novembre, è promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo della Ragione, Image Service e in collaborazione con Civita, Contrasto e GAmm Giunti.
In occasione della mostra viene pubblicata, da Silvana Editoriale S.p.A., una monografia su Giovanni Gastel a cura di Germano Celant e con progetto grafico dello studio GraphX, in cui sono raccolte immagini, documenti, dichiarazioni, testimonianze e opere a formare un volume inedito sulla storia di Gastel fotografo e comunicatore nel mondo della moda, dell’informazione e dell’arte.

Gastel è anche protagonista di un'altra mostra a Parigi, nella Photo 12 Galerie, visitabile dal 29 Settembre al 28 Ottobre.

Chopard 2002, © Giovanni Gastel

Chopard 2002, © Giovanni Gastel

In the mood for art (2013) © Giovanni Gastel

In the mood for art (2013) © Giovanni Gastel

Quattro colori almeno (Donna, 1982 ) © Giovanni Gastel

© Giovanni Gastel

Quattro colori almeno (Donna, 1982 )© Giovanni Gastel
Angeli caduti - 2005 © Giovanni Gastel


Ritratto: orari e biglietti



Dal 23 Settembre 2016 al 13 Novembre 2016

MILANO

LUOGO: Palazzo della Ragione Fotografia

CURATORI: Germano Celant

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 43353535

SITO UFFICIALE
: http://www.palazzodellaragionefotografia.it

Orari
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-20.30
giovedì e sabato 9.30-22.30
chiuso lunedì

Biglietto di ingresso

Intero 10 euro

Ridotto 8 euro, per gruppi di almeno 15 persone, maggiori di 65 anni, minori dai 6 ai 26 anni, disabili, soci Touring Club con tessera, aderenti a Lunedì Musei (Museo Poldi Pezzoli e Museo Teatrale alla Scala), militari, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, soci Fai, titolari Card Musei Lombardia, titolari Giunti Card e Amici di Forma

Ridotto speciale 6 euro per gruppi di studenti e scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi organizzati dal Touring Club o dal Fai (ai quali non si applica il diritto di prenotazione), altre categorie convenzionate, dipendenti comunali con esibizione badge (eventuale ospite entra con ingresso ridotto),studenti Summer School

Ridotto famiglia, uno o due genitori 10 euro a testa con bambino/i dai 6 ai 14 anni 6 euro a testa

Gratis per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, un accompagnatore per disabile, un accompagnatore e una guida per gruppo Touring, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici, giornalisti iscritti all’albo e accreditati da ufficio stampa, tesserati Icom, guide turistiche abilitate, soci Amaci


GIOVANNI GASTEL



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giovedì 22 settembre 2016

Pepi Morgia, cinque anni per mare


© Raffaella Sottile

Il 19 Settembre di 5 anni fa Pepi iniziò il suo ultimo viaggio. Si crede che si possa finire in cielo ma per chi ama navigare non c'è paradiso più bello del mare.
A tutti coloro che vogliono bene a Pepi, rimane la speranza di poterlo rivedere ancora una volta su di una barca, forse in una notte di cielo stellato o in una notte di note. Basta ascoltare il mare con il cuore per capire che da qualche parte in un oceano di pace c'è una barca che naviga per le rotte della passione, spinta dai venti dell'amore e dell'affetto sulle note di notte.
Buon viaggio Pepi.

Emiliano Morgia



© Raffaella Sottile

Si è da poco svolta la manifestazione Oltre le Luci per la regia del figlio di Pepi, Emiliano, che ha chiamato sul palco gli amici del padre per un ricordo festoso: da Claudio Baglioni a Sergio Cammariere, da Andy (Bluvertigo-Fluon) ad Alberto Fortis, Palconudo, Ron, Rossana Casale, Mauro Pagani, David Riondino, Dori Ghezzi, Filippo Graziani, Vittorio De Scalzi, Cecilia Chailly, Gnu Quartet. Ho incontrato Emiliano Morgia in uno dei suoi luoghi preferiti, La Libreria di Piazza Delle Erbe, nel centro storico della Superba. Del padre, che è solito chiamare per nome, Pepi, Emiliano mi ha confidato: "Il giorno della sua scomparsa Pepi è partito per mare, quel mare che tanto amava, ed è ancora in viaggio. Noi non lo vediamo, ma lui sta navigando attorno a noi, e capita che ogni tanto si avvicini, così come ha fatto questo 11 Settembre a Sanremo e chissà, Pepi potrebbe tornare, magari l'anno prossimo...". Il lavoro registico effettuato da Emiliano per lo spettacolo - tributo al padre lo ha impegnato molto soprattutto dal punto di vista emotivo: "Solitamente faccio le cose con la testa seguendo i suggerimenti del cuore - ha detto -,  mentre questa volta ho fatto tutto con il cuore seguendo i suggerimenti della testa". Parlando con lui si è amplificato il mio desiderio di condividere un momento di confidenza e scambio professionale che ebbi modo di vivere qualche anno fa, quando contattai Pepi per una intervista.

Lui fu da subito disponibile ed incredibilmente gentile. 
Parlammo di musica e di vita, della manifestazione "SanremOff" che tutti gli anni organizzava in concomitanza con il Festival di Sanremo, e di alcuni aneddoti della sua vita... e proprio in questi giorni di fine Settembre, nella ricorrenza della sua scomparsa, mi onora potere riproporre la nostra chiacchierata.

Pepi, il tuo nome è stato spesso associato a quello di Fabrizio De André. Come è stato lavorare assieme? Cosa vi siete regalati l'un l'altro?

Il rapporto fra me e Fabrizio è nato perché eravamo amici di famiglia; quando io sono entrato a far parte del mondo musicale, lui ancora non faceva tour e non amava apparire. Nel 1975, a Viareggio, mi convocò a casa facendosi dare un consiglio; io venivo dall'Inghilterra e mi sono occupato degli aspetti tecnici del concerto. Tutti noi si pensava ad un unico "evento-spot", quello della Bussola, invece poi sono uscite 15 date. Quindi, il tour con la PFM ha fatto avvicinare Fabrizio alle grandi masse. Abbiamo percorso assieme un segmento della nostra vita che è durato più di 30 anni, quindi la mia mancanza non è per l'artista De André ma per il fratello Fabrizio, che ho sempre visto come un fratello maggiore ed un maestro di vita. Caratterialmente poi era una persona gioiosa, a colori e non in bianco e nero come molti pensano: gli piaceva raccontare barzellette e fare imitazioni. E' stato anche un attore della Baistrocchi e gli piaceva mettersi in gioco in qualunque momento.

© Raffaella Sottile
David Bowie, Elton John e i Roxy Music sono solo alcuni degli artisti stranieri con cui hai lavorato.

Ho compiuto gli studi in Inghilterra e cercando casa nella periferia di Londra, mi capitò di condividere l'appartamento con il componente di un gruppo cult progressive, i Van Der Graaf Generator, che non conoscevo. Tutte le conoscenze come David Bowie, i Genesis o Elton John sono nate perché loro venivano a sentire i concerti dei Van Der Graaf ed io mi occupavo delle luci e delle proiezioni. Mi capitava di parlare con Bowie, magari perché mi era seduto vicino ai concerti, ma non era ancora famoso.

Ma con Bowie hai collaborato: cosa dire di lui?

Il "Duca Bianco" è un nominativo azzeccatissimo per Bowie perché lui è sempre stato un gran signore. L'ho conosciuto quando interpretava Ziggy Stardust ed era più magro di me (ride), aveva la faccia truccata e ci vedevamo spesso al Marquee Club, un locale londinese che era il trampolino di lancio per le giovani proposte che, poi, sono diventate dei miti. Mi hanno detto che ultimamente non sta bene (al momento dell'intervista Bowie non era ancora scomparso, ndr) e mi spiacerebbe tanto se fosse vero perché è una persona che merita: sia dal punto di vista umano sia da quello professionale ha dato davvero molto.

© Raffaella Sottile
Hai notato delle differenze tra italiani e stranieri nel modo di lavorare?

Oltre agli artisti con cui ho collaborato durante la mia formazione all'estero, ho lavorato come regista per Elton John nella fine degli anni '90. La differenza tra inglesi e italiani è economica: loro hanno molti soldi da investire e la musica è considerata un'azienda, ma hanno anche bisogno delle idee dell'italian style. Tutt'ora collaboro con l'estero, per un musical di produzione italo canadese: la differenza è che là lo considerano un lavoro, mentre qui più un divertimento.

Stai lavorando con Francesco Baccini, portando nei teatri italiani le canzoni di Luigi Tenco; il debutto si è tenuto al Politeama Genovese. Da dove è nata l'idea?

L'idea di "Baccini canta Tenco" è nata anche perché c'è una somiglianza fisica tra Francesco e Luigi, che è stata scoperta dal fratello di Tenco: Francesco era in ascensore a Genova ed un signore lo ha guardato per ben otto piani...Dopo di che, sentendosi osservato, gli ha chiesto se qualcosa non andasse. Lo sconosciuto ha risposto che stava notando la sua somiglianza con Luigi, e si è presentato: era Valentino Tenco. Baccini ha così avuto una vera "investitura" dalla famiglia Tenco. Luigi non è mai andato in tour e questo di Francesco sarà molto basico, i protagonisti sono la musica e le emozioni... Spero che il progetto abbia lo stesso successo di "De André canta De André" con Cristiano De André e di "Graziani canta Graziani" con Filippo Graziani.

© Raffaella Sottile
Parliamo di Sanremo e soprattutto del Festival: secondo te quali sono stati gli anni meno fortunati della kermesse e quali quelli migliori?

Gli anni che riportano al Festival, come ho descritto nella mostra "Sanremo the Story" al Porto Antico di Genova sono i primi, sino agli anni '70, perché poi è avvenuta la blindatura degli artisti da parte degli uffici stampa. Oggi non c'è più il contatto che prima avveniva tra artista e pubblico; vedi solo delle auto con i vetri scuri che passano tra la folla e qualche scalmanato che grida, a prescindere. E poi c'è l'Auditel, che decreta il maggiore successo di un'edizione piuttosto che di un'altra.

Genova e Pepi Morgia: che rapporto intercorre tra di voi?

Come per tutti i genovesi, il nostro è un rapporto dualistico. Se uno ci sta, dopo tre giorni ha voglia di andarsene, mentre quando non ci si sta se ne ha una grande nostalgia. Appena ci incontriamo con un altro genovese, magari siamo a 5.000 km di distanza da Genova, ma la prima cosa che facciamo è parlare di lei. La trovo una città sempre più bella, però le manca ancora lo scatto finale: una volta non c'erano i posti dove realizzare eventi; ora c'è tutto, ma bisogna portare a forza la gente. Al di là dell'Acquario, anche il Porto Antico dovrebbe essere fatto vivere maggiormente, con mostre ed eventi. Molti arrivano in Piazza Caricamento e lì si fermano... invece basterebbe fare ancora due passi per entrare nella magia del Porto Antico.


Noi aspettiamo il ritorno di Pepi, che è in viaggio per mare chissà dove ma che, ne siamo certi, ritornerà.

© Raffaella Sottile

Grazie ad Emiliano Morgia e Raffaella Sottile per l'affettuosa disponibilità.


PEPI MORGIA Principe della Luce


RAFFAELLA SOTTILE Photojournalist

EMILIANOMORGIA Light Designer




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