Make up, Reviews, Moda, Eventi

giovedì 29 novembre 2012

Inaugura oggi a Londra la mostra Valentino: Master of Couture



La notizia arriva fresca da Londra e si dipana per il web e nelle redazioni di moda: inaugura oggi una delle mostre più attese, quella del nostro stilista d’elezione, Valentino Garavani.

The news comes fresh from London and unravels the web and in newsrooms fashion.  Opens today one of the most anticipated exhibitions, one of our designer of choice, Valentino Garavani.


AI 2002-2003 - oriental dress

Valentino: Master of Couture è il nome della kermesse che a partire da oggi è allestita alla Somerset House di Londra e resterà aperta sino al 3 marzo 2013. 


Un evento da non perdere per chi dello stile fa il suo must e non solo per gli addetti ai lavori. Le sale del palazzo che dà sul Tamigi sono state allestite con abiti che non sono mai stati esposti, sui parla in tutto di 130 modelli di alta moda. Foto portate alla luce dalla collezione privata dello stilista e immagini più pubbliche direttamente dalle sfilate che hanno caratterizzato il luminoso e rosso percorso di Valentino sono in mostra attraverso un percorso tematico a tre atti: Valentino, The Catwalk e The Atelier and Les petits mains con Valentino stesso e Giancarlo Giammetti. 


Valentino con Natalia Vodianova


Come riporta Vogue, Valentino, la maison e la persona è una storia fatta di legami personali, in particolare quello con Giancarlo Giammetti: attimi che s’intrecciano e segnano per sempre una vita, professionale, passata insieme a creare un impero e il sogno di abiti di un eleganza Italiana senza tempo. 


dress - PE 1969

Dal primo studio di via Condotti a Roma e pochi anni dopo, il debutto, acclamatissimo a Palazzo Pitti, fino al riconoscimento della Legion d’honneur consegnata dal presidente Jaques Chirac ed un film che ne celebra la storia: Valentino, The Last Emperor. 

Il video dal sito somersethouselondon



Valentino: Master of Couture



DOVE:
Somerset House, Embankment Galleries, South Wing
Londra
Dal 29 Novembre 2012 al 3 Marzo 2013



AI 2002-2003
Info e links:


Opening Hours: 10am – 6pm Daily. Late night openings on Thursdays until 9pm

Address: Embankment Galleries, Somerset House, Strand, London, WC2R 1LA

Admission: £12.50, Concessions £9

Transport: Nearest Underground Stations – Temple, Embankment, Charing Cross

Further Information: www.somersethouse.org.uk

Hashtag: #ValentinoExhibition

Somerset House Facebook: www.facebook.com/SomersetHouse

Somerset House Twitter: @SomersetHouse (https://twitter.com/SomersetHouse)

Valentino Garavani Virtual Museum Facebookwww.facebook.com/valentinogaravaiarchives

Valentino Garavani Virtual Museum Twitter @ValentinoMuseumhttp://twitter.com/valentinomuseum


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mercoledì 28 novembre 2012

Il primo bacio? No grazie, meglio il primo tacco!




Jerome C Rousseau Fetish Boots

Secondo voi le donne si ricordano più facilmente del primo bacio o del primo paio di scarpe col tacco indossate? E quante donne sono pentite di avere lasciato il fidanzato rispetto a quelle che hanno gettato via un paio di scarpe? Attenti perché le risposte potrebbero sorprendervi: solo il 63 per cento delle donne intervistate ricorda il primo maschio che ha baciato, mentre un nutrito 92 per cento ricorda esattamente il primo tacco che ha acquistato con i propri soldi. E non è finita: rispetto al 15 per cento delle donne che si dicono pentite di avere lasciato un uomo, il 96 per cento si mangerebbe le mani per avere buttato nella spazzatura quel meraviglioso paio di scarpe rotte e inservibili!
I dati sono stati forniti da un sondaggio pubblicato in Gran Bretagna e riportato da Staibene.it nel 2009, mentre altri studi su scarpe e personalità sono stati pubblicati sul Journal of Research in Personality.  Questi dati aprono uno scenario molto eloquente sui gusti e i desideri più reconditi delle donne. La scarpa è infatti sempre più desiderio, sogno, ed in certi casi ossessione.
Molte donne ed anche parecchi uomini sono alla ricerca della calzatura dei loro desideri e di quell'oggetto che, da necessità, è diventato sinonimo di culto e di venerazione. 

Scarpe fetish Pleaser

Per parlare della storia della scarpa non basterebbero mille pagine; sin dalle sue origini la calzatura è passata dalla connotazione di oggetto necessario per camminare a simbolo di nobiltà e autorità. Già in Egitto solo i faraoni potevano possedere le pianelle in versione nobile, arricchite da fibbie d'oro e decorate con pietre preziose. Le suddette scarpe regali, sulla suola recavano dipinta l'immagine del proprio nemico - ottima idea per sublimare l'aggressività credendo di calpestare chi proprio il reale piede non sopportava - pensiamo piuttosto a cosa mai accadrebbe oggi, se dovessimo appiccicare sulla suola delle nostre scarpe la foto del capo, del marito fedifrago o dell'ex amica per poi venire scoperte... - Nell'antica Grecia le cose si evolsero e le prostitute si fecero furbe: sotto la suola portavano la scritta "Seguimi" - evito anche in questo caso di fare paragoni con i tempi nostri perché le immagini che mi sovvengono sono quelle di scarpe con tanto di neon fluorescenti lampeggianti e sirena, il che non è comunque bello nemmeno a immaginarsi -. Si iniziò a fare sul serio intorno al 1400, quando fecero la loro comparsa le Chopines o zeppe create in Turchia che erano dotate di tacchi alti dagli 8 sino ai 20 centimetri! 


(Un paio di scarpe di seta appartenute all'austriaca Maria Antonietta, consorte di Luigi XVI sono state battute all'asta per 62.460 euro, sei volte la stima massima iniziale. Le scarpine, misura 36 e mezzo, su sfondo verde intervallato da righe rosa pallido e molti nastri, e' stato venduto alla casa d'aste Paris Drouot)
 Nel 1580 fu Mary Tudor ad indossare - le cronache dicono senza mai smettere, sarà poi vero? - i tacchi alti per avere più autorità e dare una immagine di potere - evidentemente Mary era proprio bassina, ma tanto... Con il Re Sole ecco l'uomo che si appropria del tacco, e che tacco! Dotato anch'egli di poca altezza, pare usasse indossare i talons rouge, rialzi alti sino a nove centimetri. Anche Maria Antonietta andò al patibolo indossando i tacchi prima di essere decapitata, si dice avesse un paio di scarpe alte nove centimetri.

Ma veniamo ad oggi.

La scarpa più alta pare sia quella costruita da un artigiano indiano che si lamenta di non riuscire a venderla , chissà poi perché, dato che è alta solo 50 centimetri e si può mettere comodamente per fare la spesa o per una passeggiata con gli amici. 


Scarpa Valentino, la più sensuale

La scarpa più costosa sembra invece essere quella di René Caovilla, 91 mila euro di risparmio e sobrietà da acquistare facilmente ai grandi magazzini londinesi Harrod's. I sandali, proprio come i gioielli della regina, sono custoditi in una teca di vetro e sorvegliati da un cobra vero.


René Caovilla, la più costosa

Nell'ambito della ricercatezza e del proibito, si fa per dire, ecco un simbolo su tutti: le ballerine fetish di Christian Louboutin, icone di sensualità e accattivante sadomaso. La nuova creazione del genio dello stiletto Christian Lauboutin, che è stata presentata in occasione della mostrafetish di David Lynch a partire dal 3 Ottobre al 3 Novembre presso la Galerie du Passage di Parigi, oltre allo stupore ha suscitato anche una sorta di deja vu. 


ballerine del Crazy Horse

Le sue fetish ballet heels, fotografate dal genio del cinema contemporaneo, dal tacco vertiginoso e caratterizzate dalla inconfondibile suola rossa, sono davvero sorprendenti ed hanno anche suscitato la protesta delle modelle, che si sono rifiutate di indossarle in passerella perché troppo scomode. Pronta è stata la replica dello stilista: “Con queste scarpe non si può pensare ne’ di camminare ne’ tantomeno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate”.


Le mitiche fetish ballet heels di Lauboutin

L'incontro foriero di alcuni di questi dati è stato stimolante al punto da spingermi a cercare ulteriormente notizie sulla scarpa, ed è stato quello con la psicologa e sessuologa Sara Padovano, che nell'ambito di "Scarpa: da semplice accessorio ad oggetto di studio" promosso da Genova Cultura ha intrattenuto e informato. 
Ecco la nostra chiacchierata:
Sempre più donne sono alla ricerca della scarpa come feticcio. Che significato riveste questa attitudine delle donne?

Sicuramente la scarpa è un oggetto di moda e di culto. La passione che le donne hanno per le scarpe permette loro talvolta di essere un po’ diverse, di giocare e sperimentare, ad esempio sentirsi un po' una femme fatale, donna sensuale con un tacco mozzafiato o una decolletè audace. Chi non si è sentita più bella indossando una scarpa da favola! Tutto ciò può diventare problematico quando la scarpa diventa predominante sulla personalità di chi la indossa; in questo caso è opportuno consapevolizzarsi e chiedersi "perché funziono in questo modo?”, cosa c'è alla base? Autostima bassa, qualche carenza? Seguire la moda ed indossare la calzatura cult o costosa perché fa tendenza può essere sinonimo di una personalità eccessivamente sbilanciata sul versante dell'apparenza. La scarpa va indossata, ma la personalità che deve venire fuori è quella di chi la indossa.

E’ un segno dei tempi il fatto che la scarpa venga proposta e riproposta in tante versioni, sia nelle mostre che nelle pubblicità o al cinema e che venga a volte sovraesposta attraverso i media?

Sicuramente chi fa questo mestiere si è reso conto che, essendo la scarpa un culto, un feticcio, è un oggetto che ha molto appeal su un target piuttosto significativo. Di conseguenza, chi opera nel settore è sempre alla ricerca di qualcosa che abbia un appeal: chi organizza una mostra lo fa sempre per proporre qualcosa che faccia tendenza.

Parliamo di te: quali scarpe ami? Quali ti piace comperare e indossare?

A me piacciono le scarpe un po’ tutte, quelle particolari ma anche le classiche. Ho tantissime scarpe, succede che le butti,anche se preferisco regalarle. Ci sono alcune paia che non metto da tempo, ma non potrei mai buttare per il valore intrinseco che rappresentano. Qualche tempo fa mi è anche successo di ricomperare scarpe identiche, particolarmente comode. Nel mio guardaroba trovano spazio sia scarpe firmatissime come le Tod’s che quelle più cheap ma che comunque mi hanno colpito per qualche dettaglio o per la loro comodità.

Tacco alto sempre e comunque o qualche variazione sul tema?

Tacco alto per occasioni speciali, scarpe comode e pratiche per correre da un impegno all'altro durante la settimana. 

Come psicologa ma anche come donna, cosa suggerisci alle donne, di seguire di più la moda o il proprio istinto? 

Consiglio di seguire la moda se piace, però di farsi anche seguire dalla moda, quindi la scarpa può fare tendenza ma bisogna metterci la personalità.

La scarpa, in qualche modo, può essere terapeutica? 

La scarpa, come tante altre cose, può essere un oggetto che può regalare momenti di gioia, ma occorre non esagerare se no si rischia di essere donne felici, ma affette da shopping compulsivo! :-)



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lunedì 26 novembre 2012

Mai disfarsi delle mail: potrebbero diventare un libro come quello di Naomi: "Naomit72"

La serata novembrina è volata via in un' atmosfera molto gradevole. L'occasione è stata la presentazione del libro di "una donna che scrive", Naomi Tolentinati, che da Civitanova Marche ha creato la sua attività di commerciante nell'ambito della moda per poi dedicarsi a... scriversi mail con le amiche.
Facile pensare: "anch'io scrivo mail, sia alle amiche che agli amici, e magari anche ai fidanzati.... (o agli amanti) ma cosa c'entra la posta elettronica con lo scrivere un libro?" Ed invece è qui che casca l'asino - o l'amante, se non lo avete celato bene a chi di dovere - perché è proprio da questo epistolario telematico che è scaturito un progetto interessante. Quindi, vi serva da esempio: mai spostare nel cestino virtuale le vostre lettere virtuali, potrebbero sempre tornarvi utili; sia in caso di dispute legali, - e questo è risaputo - sia nel caso voleste "metter giù" le vostre memorie.
Non si è occupata di narrare le proprie memorie Naomi, ma di parlare di Stile. E, dato che con quello io ci sono particolarmente fissata, ecco qui l'intervista che ha soddisfatto le mie curiosità e che, spero, lo stesso farà con le vostre.  

"Naomit72" è un titolo originale per un libro.

E'l’indirizzo della mia posta elettronica. E tutti pezzi che ho scritto sono nati da una serie di mail che mi sono scambiata con le mie tre migliori amiche. In quel periodo ero segregata in casa e, per non impazzire, ho iniziato a scrivere condividendo i miei pensieri con loro; ogni mattina partivo da una parola che poteva riguardare lo stile o le mie nevrosi giornaliere, magari rispetto a mio marito.


In questo modo sono “passata” quasi per ogni tipo di sentimento. Credo di avere lasciato al di fuori pochissimi sentimenti che una donna adulta di 40 anni - già disillusa, per certi versi - non abbia già affrontato o di cui non abbia sentito parlare. Ogni donna ha la sua storia, ma la vita ci conduce verso delle storie comuni, perché la donne hanno tutte alcuni bisogni fondamentali: essere amate, godere dei figli e trovare il proprio io e la propria femminilità.

Il tuo libro parla di vari tipi di stile ma non solo di questo; è un insieme di spunti e colori.

Di certo non parla di moda isterica; io non amo le fashion victims perché se sei vittima non puoi avere un tuo stile. Non devi essere vittima di nessuno ma capire qual è il tuo stile. 
Nel libro faccio questa disquisizione approfondita su cosa è lo stile, una breve storia di quelle che sono le vere case di moda che non si sono improvvisate ma che vanno avanti da ormai centinaia di anni. Faccio anche il decalogo su ciò che ci deve essere nel guardaroba perfetto e, da lì, spazio con una serie di discorsi ad ampio raggio che, poi, sono quei discorsi che si farebbero con una cara amica... perché con l’amica si può parlare della gonna che ti sei comperata alla mattina ma poi hai bisogno anche di parlare di cose più vere e intime.

La tua vita è stata molto improntata alla moda? Quali esperienze hai fatto in questo campo?


Ho avuto delle belle collaborazioni con delle aziende, ho fatto la visual con i loro campionari ed ero una sorta di cacciatrice di tendenze; grazie anche al fatto di avere dei negozi miei ero anche un punto di riferimento per capire che cosa andava e che cosa no dato che lavoravo sulla strada, sul campo. Le donne vanno a ondate, c’è un momento in cui ti chiedono tutte la maglia rossa ed un’altro in cui ti chiedono il pantalone e le aziende hanno bisogno di questi punti di riferimento. Gli operatori delle aziende magari sono nell’ ufficio stile e si affidano solo al loro gusto; il mercato però è un’altra cosa.

Quali i luoghi dove hai lavorato e che ti hanno ispirata?

Ho lavorato soprattutto fra Milano e Parigi ma i negozi li avevo nel mio territorio, a Civitanova Marche, sul mare.

L'incontro con Vogue ha dato una svolta decisa alla tua vita.

Sì, ho avuto il privilegio di essere pubblicata da Vogue per la Watch&Click, una mostra temporanea  a Palazzo Morando (Milano) che si sposta durante la Vogue Fashion Night. Questa per me è stata una grande svolta perché  ho preso consapevolezza e coscienza di ciò che avevo scritto sino ad allora ed è lì che ha inziato a strutturarsi il progetto del mio libro.

La veste grafica, dalla copertina nera lucida con impresso il tuo indirizzo di posta elettronica, alle pagine che sembrano quelle di un vero diario, non lascia spazio a dubbi sul suo contenuto.

Sì, il libro è diventato esattamente quello che desideravo fosse per chi lo legge, ovvero un diario nel diario. Ad ogni fine pagina ci sono dei post-it in cui lancio un provocazione perché vorrei indurre chi mi legge  a partecipare con me a questo tipo di scambio: tu dici la tua, io dico la mia, parliamone da donne.

Quanto è stato difficile (o facile) trovare una casa editrice per pubblicare questo libro? 

Sono stata molto fortunata perché sul mio territorio c’è un ragazzo, Simone Giacconi, che è il mio editore, che crede nei talenti marchigiani. Quando gli ho sottoposto il mio libro lui ne è stato entusiasta sia per l’innovazione che per la sua veste trasversale. Successivamente ho ricevuto altre proposte ma sono stata fortunata ad incontrare lui.

Mi piace dire che non sia tanto importante seguire la moda, quanto avere stile. Con lo stile ci si nasce, ma con buona volontà lo si può apprendere.  Che cosa è per te lo stile e cosa suggeriresti a quelle donne che vogliono intraprendere un percorso personale per avere stile o cura di sé?

Innanzi tutto quando ti metti davanti allo specchio devi capire che tipo di messaggio vuoi trasmettere. Se vuoi essere una donna stilosa devi essere una donna che non grida il proprio modo di apparire; devi essere forse un po’ defilata ma è meglio non usare un unico pezzo per attirare l’attenzione. 
Ci devono essere omogeneità, armonia, in modo che chi ti guarda veda il "bello".
Non importa che tu metta una giacca di Cavalli da urlo se poi il contesto è completamente sbagliato. Secondo me lo stile va di pari passo con l’armonia e con la buona educazione.  Molte volte sono le movenze ed il tuo modo di porti con un abito molto semplice ma con quella grazia femminile che ti fanno diventare una donna stilosa. Ed è vero che con lo stile ci si nasce ma lo si può imparare, si deve imparare, perché come si cresce nella cultura si può crescere anche nello stile, basta capirne i precetti e lavorarci sopra.

Per info: ibs.it

Le foto sono di Fabio Aiello 




Foto di gruppo fra donne "addette ai lavori" e che scriveranno molte più mail! 
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sabato 24 novembre 2012

Naomi, "una donna che scrive" (di stile) presenta il suo libro "naomi72@"


Questa sera ho avuto il piacere di incontrare l'autrice di un libro, "naomit72@" che definire di stile è limitante.



Lei è Naomi Tolentinati, ha tanta energia e propositività ed una esperienza nel campo della moda che accresce il suo bagaglio di lavoro e di attitudine in modo importante.



Non fashion victims ma donne di stile, questo cerco, e proprio su questo punto ci siamo trovate d'accordo.



Ecco perché ho realizzato una intervista che vi proporrò al più presto, con tanto di gallery fotografica.



Per il momento segnatevi l'appuntamento fra pochi giorni per scoprire meglio Naomi, che assieme a me si è definita "una donna che scrive".




"NAOMIT72@ è il diario che segna il suo esordio letterario “interattivo” con una vasta platea di donne, dalle fashion victims alle mamme glamour, dalle mogli premurose alle singles convinte!"

Ringrazio Chiara Marrella per l'invito.


A presto!


Oriana  
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lunedì 19 novembre 2012

Unicità esclusività eccellenza. I video di fashion|beauty|wellness

Eccoci qui, dopo una cinque giorni all'insegna della moda, dello stile e della bellezza
vi propongo i défilé e gli incontri a tema che potete vedere qui.


Di seguito i vari servizi dei singoli eventi. Buona visione!



DEFILE STILE ARTIGIANO




LA NOTTE DEI TALENTI



WEDDING DAY CON ENZO MICCIO



LA COSTRUZIONE DI UN MONDO VISIVO CON ANDREA AMARA



BACKSTAGE DEFILE STILE ARTIGIANO


CONFASHION E TUTTASBAGLIATA: LA PRESENTAZIONE DEI BLOG 
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domenica 18 novembre 2012

'Tuttasbagliata' e 'confashion': un pomeriggio con La Pina e Stile Artigiano

Un incontro bello ed informale, scarpe bianche da ginnastica, leggings neri e sopra la maglia dal motivo fluo: così La Pina si è presentata in sala per parlare del suo blog "Tuttasbagliata" durante l'happening creato da Stile Artigiano al Palazzo della Borsa di Genova. 

Tanti giovani - sino ai 45 si è 'giovani', suvvia! - talenti, ragazzi e ragazze curiosi, che fanno domande e cercano risposte; questo è il pubblico che mi piace e che ha animato il bel dibattito su un blog che sta raccogliendo sempre più consensi. 


E questo perché non si tratta di un blog da fashion victim, di un posto dove viene detto "cosa-bisogna-assolutamente-avere" o "cosa-bisogna-assolutamente-fare" per essere trendy; tutt'altro!

Come recita la descrizione del blog, 'Tuttasbagliata non ha scheletri, ma feticci nell'armadio, dove mixa equamente moda da mercato e da passerella, oggetti e belletti, cibo, un po' di questo e un po' di quello, perchè 'non è bello quello che va ma quello che mi piace e quindi andrà'.Ed è di questo che si ha bisogno, di originalità e soprattutto spontaneità, voglia di innovare ma anche di condividere. Basta al grigiore pessimistico dell'avere a tutti costi per poter essere; qui il concetto si ribalta: io sono, quindi ho. A prescindere.

Come si porta avanti un blog? Come funziona e soprattutto: come fare per avere continuità? 

UN ESTRATTO VIDEO DELL'INTERVENTO DI LA PINA BY ©NONSOLOVESTITA:



                                             
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